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Cenni storici Seveso: dal celtico see usum, uso dell´acqua, oppure da Sev situm, collocato sul Sev. Il nome di Seveso si trova registrato nelle carte in possesso del pubblico letterario per la prima volta nel 1138, anche se sono stati ritrovati reperti risalenti all´epoca gallo-romana. Due avvenimenti caratterizzarono la storia di Seveso in epoca medioevale: la fondazione del monastero di Aimo e Vermondo in Meda, nell´anno 780, e il martirio del frate domenicano Pietro da Verona. Sui terreni del monastero sorse l´abitato di Seveso, mentre il martirio diede la forza ai confratelli domenicani di Pietro di chiedere, e quindi ottenere da papa Gregorio XII la facoltà di costruire e di ritenere in perpetuo la chiesa e l´ospizio di San Pietro Martire. Intorno a questo primo nucleo sacro è poi cresciuto l´antico borgo. Nel tempo Seveso passò di proprietà fra ordini religiosi ed infine ai feudatari come i Carcassola, i Lucini, ed altri. Il maggior feudatario possidente è stato il conte Bartolomeo Arese. A lui si deve la costruzione della Chiesa di San Pietro Martire, iniziata nel 1622. Conclusa verso il 1760 la mappa del territorio e il catasto, l´imperatrice Maria Teresa d´Austria decise quante pertiche di terra dovevano rimanere sotto Meda e quante sotto Seveso. In questo periodo si definirono anche le frazioni che andarono a comporre Seveso: Cassina Farga, Baruccana e Meredo (o Merèè). Il 3 giugno 1818 si conclusero le trattative tra l´Opera Pia Arese e Don Luigi Vittadini rettore del Seminario Maggiore. Negli anni furono effettuate ingenti lavori per adattare il convento alle nuove funzioni seminariali. Ne ebbe incarico, già nel 1817, l´ingegnere civile Giuseppe Pollak. Nel 1838 e 1839 l´architetto Giacomo Muraglia concludeva le opere di ripristino, rispettando intelligentemente l´impianto progettuale del Pollak. Infine, intorno al 1930, si ebbe l´ultimo grande ampliamento ad opera dell´architetto Giovanni Maggi. Il Seminario di Seveso San Pietro divenne uno dei più importanti centri di studi teologici e di formazione del clero del Paese. Tra le presenze illustri si ricorda la visita dell´imperatore Francesco I d´Asburgo con la consorte Carolina di Baviera. Tra gli studenti del Seminario si possono invece annoverare Don Antonio Stoppani, lo scienziato che partecipò alle Cinque Giornate di Milano con i suoi palloncini aerostatici; il Card. Achille Ratti, prefetto all´Ambrosiana, cardinale a Milano e papa col nome di Pio XI; il cardinale Alfredo Ildefonso Schuster e il cardinale Giovanni Battista Montini futuro papa Paolo VI. Il Seminario Arcivescovile fu chiuso nel 1985 per la scarsità di vocazioni e per difficoltà economiche, riaprì nel 1998, e rappresenta oggi, insieme al Seminario di Venegono, il luogo più importante della formazione dei sacerdoti della Diocesi più vasta d´Italia.
L´evento diossina Quasi un anno dopo l´incidente Icmesa del 10 luglio 1976 il Consiglio Regionale della Lombardia , nella seduta del 2 giugno 1977, approvò i cinque programmi di intervento per bonificare il territorio inquinato attraverso la costituzione dell´Ufficio Speciale per Seveso. In questa fase, nel 1979, anche grazie all´opposizione della popolazione, fu abbandonata l´idea di costruire un forno inceneritore per eliminare il materiale inquinato e fu deciso di costruire due vasche in cui depositare il materiale contaminato. I lavori durarono dal 1982 al 1984. Contemporaneamente all´ultimazione della costruzione delle due vasche, nel 1983, fu progettata la realizzazione di un parco, il futuro Bosco delle Querce nell´area interessata che comprendeva la zona più inquinata dall´incidente del 10 luglio 1976, la Zona "A", con un´estensione complessiva di quarantatré ettari, trentacinque ettari nel territorio di Seveso e otto in quello di Meda. Questa operazione ha rappresentato il primo esempio al mondo di bonifica da inquinamento chimico con interessamento di zona abitata.
Vivere oggi Seveso Il 10 luglio 1996 il Bosco delle Querce è stato aperto al pubblico e vuole rappresentare simbolicamente il luogo della memoria dell´incidente. L´esperienza di Seveso ha significato per le persone che vi abitano la capacità di una comunità di rispondere ad un avvenimento così grave come l´incidente del 10 luglio 1976 e a tutte le conseguenze ad esso connesse. Oggi Seveso è un paese vivo ed è un luogo simbolico, ancora una volta unico, per la tutela, il rispetto e la salvaguardia dell´ambiente e degli umani. Seveso offre molteplici opportunità, con la significativa presenza di associazioni di volontariato, di gruppi sportivi, gruppi culturali, bande musicali, una biblioteca e una multisala cinematografica. Seveso permette anche di passeggiare e vivere a contatto della natura al parco delle Groane, al Bosco del Biulè, all´oasi naturalistica Fosso del Ronchetto e al Bosco delle Querce. Ogni anno si celebra la sagra di Calendimaggio che convoglia a Seveso centinaia di migliaia di persone attratte dalle numerose iniziative culturali proposte durante il mese di maggio nei diversi quartieri della città.