Il Bosco delle Querce di Seveso e Meda è stato interamente costruito dall´uomo con l´intento di dar vita ad un bosco con caratteristiche simili a quelle dei vicini boschi originari, costituiti in prevalenza da Farnia, Pino silvestre, Betulla, Carpino bianco, Ontano nero e Salice bianco. La tipologia più diffusa è infatti rappresentata dal prato alberato, a cui si alternano zone ad arbusteto, diffuso soprattutto in corrispondenza delle colline di Seveso e di Meda. All´interno di questa matrice, si inserisce un bosco ad evoluzione spontanea, caratterizzato da un ricco sottobosco, che costituisce un´area a vocazione naturalistica ad accesso limitato. Dopo i lavori di bonifica, terminati nel 1984, un solo e unico grande pioppo era presente nell´area che oggi ospita il Bosco delle Querce; ma già alla fine del 1998, l´area era costituita da oltre 45.000 tra piante arboree ed arbustive. I primi inventari (1988 e 1991) rivelarono che nel complesso le piante si trovavano in uno stato vegetativo da discreto a buono, in risposta alla positiva evoluzione del terreno. Nel complesso la formazione di un bosco, a partire da una modifica profonda del terreno come quella realizzata, si confermava come un processo graduale, che richiedeva cure prolungate per vari anni. Nel 1992, quando l´ecosistema si era sviluppato adeguatamente, venne affidata una ricerca all´Università di Pavia sulle condizioni della copertura vegetale, comprendente un censimento floristico, un rilevamento della vegetazione e una cartografia delle caratteristiche ambientali dedotte dall´applicazione di indici ecologici. L´indagine floristica era tesa a rilevare tutte le piante nate spontaneamente, conseguenza di casuali apporti di semi e della selezione e adattamento alle condizioni ambientali delle stazioni di insediamento, ma anche agli interventi manutentivi, come i tagli periodici dei prati. I risultati dello studio indicavano una forte preponderanza delle specie erbacee, mentre le specie legnose, nate spontaneamente, in aggiunta a quelle piantate dall´uomo, erano molto poche, dato confermato anche visivamente percorrendo l´area dove dominava il prato. Uno studio effettuato nel 1998 evidenziò inoltre che alcune specie (Betulla, Pioppo bianco, Ontano nero) mostravano segni di stress ad altre (Frassino, Olmo campestre) avevano comunque difficoltà a rinnovarsi, a differenza di specie più vitali (Acero campestre, Farnia, Quercia rossa e in misura minore Carpino bianco). Tranne la Quercia rossa, che è esotica, si tratta di specie arboree tipiche della vegetazione naturale potenziale dell´alta pianura (Querco-Carpineto), verso cui sembra evolvere il popolamento forestale, confermato dalla buona presenza nel sottobosco di arbusti tipici come Biancospino, Prugnolo, Rosa Canina, Viburno, Pado, Nocciolo, Corniolo e Lantana.
Tra la flora spontanea del Bosco delle Querce si trova un certo numero di piante officinali. Tra queste il comune Tarassaco (Taraxacum officinale), molto usato in erboristeria, la Verbena, la Menta ed essenze dai fiori colorati, come Malva e Trifoglio.
(Tratto da Il Bosco delle Querce di Seveso e Meda, a cura di Mario di Fidio, Regione Lombardia e Ente Regionale per i Servizi all´Agricoltura e alle Foreste, 2000)