Il 25 marzo 1980, dopo una trattativa iniziata da Golfari e durata oltre un anno, il sottosegretario agli interni Bruno Kessler e il nuovo presidente della Giunta Regionale Guzzetti annunciarono di aver raggiunto un accordo con la Givaudan per far sì che la società di Vernier-Ginevra si assumesse l´onere di pagare la somma di Lire 103 miliardi e 634 milioni per il "disastro di Seveso". Kessler parlò di "prova di coraggio" illustrando il senso dell´iniziativa, mentre Guzzetti aggiunse che in pratica si era evitato "un contenzioso di anni e anni" e si era "spuntato un risarcimento praticamente pari alle stime del danno". Gli avvocati Antonini e Palmieri, due dei legali del Collegio della Regione, ricordarono che era la prima volta che si riusciva a far accettare ad una multinazionale di pagare per un danno procurato da una "azienda figlia". La transazione prevedeva nello specifico un rimborso di 7 miliardi e mezzo allo Stato e 40 miliardi e mezzo alla Regione per le spese di bonifica sostenute nei diversi anni, mentre 47 furono i miliardi a carico della Givaudan per i programmi di bonifica e 23 quelli destinati alla sperimentazione. Guzzetti affermò anche che "per trarre insegnamento dal disastro e dalle sue conseguenze" fu decisa la costituzione di una Fondazione per ricerche ecologiche, alla cui costituzione la Givaudan concorse con il versamento della somma di mezzo miliardo. La Givaudan si impegnò inoltre a conferire alla futura Fondazione gli immobili acquistati (o che stava per acquistare) all´interno della Zona "A". La transazione escludeva i danni imprevedibili che fossero emersi successivamente e i danni subiti dai privati che la multinazionale elvetica continuò a liquidare tramite il proprio ufficio di Milano. Guzzetti negò che la Regione avesse dovuto cedere qualcosa alla Givaudan anche se i danni calcolati dall´Ente regionale ammontavano a 119 miliardi, perché, per esempio, le fabbriche acquistate per far continuare il lavoro alle imprese, una volta bonificato Seveso, restavano comunque parte del patrimonio degli enti. "Abbiamo voluto in tal modo, concluse Guazzetti, rovesciare in positivo una delle più grandi disgrazie ecologiche della terra e far partire da Seveso un messaggio di speranza perché l´uomo possa in futuro meglio controllare le forze della scienza che egli va trovando". La transazione ovviamente fece venire meno il procedimento giudiziario intentato dalla Regione contro l´industria chimica di Meda che era agganciato al procedimento penale avviato dalla Procura della repubblica di Monza all´indomani del disastro. Gli avvocati della Regione sottolinearono, per rispondere alle critiche secondo cui l´accordo avrebbe in qualche modo favorito la Givaudan evitandole un processo, che, se si fosse atteso il procedimento giudiziario, si sarebbe parlato di risarcimento dopo molti anni e con molta difficoltà si sarebbero ottenuti 103 miliardi. Il giorno seguente, nel dibattito sulla transazione che si tenne in Consiglio Regionale, Guzzetti ricordò che era la prima volta che si riusciva ad ottenere un riconoscimento sostanziale di responsabilità e che, nell´ambito del procedimento giudiziario in corso, con la firma della transazione, la Givaudan ammetteva le proprie responsabilità, assumendosi l´onere di coprire i danni causati dall´ICMESA, il cui capitale sociale di un miliardo era del tutto inadeguato rispetto all´entità dei danni provocati. Il 30 dicembre 1981 il sindaco di Seveso Giuseppe Cassina, di fronte alle argomentazioni presentate davanti al tribunale di Basilea dalla Hoffman-La Roche che sottolineavano una indisponibilità a transare da parte del Comune di Seveso, replicò alla multinazionale elvetica:
"il punto fondamentale che ci interessa sottoporVi è il seguente: noi eravamo e siamo stati sempre pienamente disposti ad addivenire a delle intese transattive, previo naturalmente i necessari contatti con Voi. In proposito tutti i nostri interventi sono rimasti a tutt´oggi infruttuosi. […] Vi ripetiamo ancora una volta la nostra precedente ed attuale disponibilità a prendere con Voi i contatti necessari per una transazione".
Il 9 febbraio 1982 l´Hoffman-La Roche, a seguito della nota di Cassina del 30 dicembre 1981, confermò la propria disponibilità a giungere ad un accordo:
"D´altra parte, come risulta dalla corrispondenza scambiata tra i nostri legali, e dalle memorie depositate davanti i tribunali, fin dall´inizio della vertenza non abbiamo mai rifiutato eventuali trattative, pur respingendo decisamente qualsiasi responsabilità della nostra società in relazione alle conseguenze dell´incidente verificatosi il 10 luglio 1976".
Il successivo 10 settembre il Consiglio Comunale di Seveso approvò il verbale d´intesa con cui la Givaudan "pur contestando la propria legittimazione e responsabilità" si impegnava a versare l´importo di 15.000.000 milioni di franchi svizzeri di cui 1.500.000 a titolo di rimborso delle spese di giustizia e legali. Come per gli altri enti coinvolti nella vicenda anche il Comune di Seveso, ad avvenuta definizione dell´atto transattivo, assicurò la rinuncia a qualsiasi ulteriore richiesta ed azione, sia in sede penale che in sede civile, salvo richieste per i danni futuri allora non prevedibili, dei quali si doveva però dimostrare il nesso di causalità con l´evento. Nel suo intervento il sindaco Cassina sottolineò l´importanza della decisione che stava per prendere il Consiglio Comunale perché tale decisione avrebbe assunto "una sua rilevanza storica", in quanto originata da un evento che aveva visto la popolazione sevesina e il territorio "al centro dell´attenzione mondiale, benché quasi sempre con riflessi non positivi". Dopo una breve cronistoria degli avvenimenti susseguitisi dal 10 luglio 1976, Cassina sottolineò come non si potevano tralasciare "le gravi responsabilità" che erano state "causa di quelle situazioni" che non potevano esimere il Consiglio "dall´esprimere una ferma condanna dei metodi di gestione di tali impianti e delle esigenze della produzione" che "in quel caso" non avevano tenuto "sufficientemente conto della salvaguardia sia dei lavoratori addetti che delle popolazioni attorno residenti". Rimaneva la speranza, continuò Cassina, "che di fronte a drammi umani come quello che si era vissuto", si potesse "acquistare una nuova gerarchia di valore" che mettesse al primo posto l´essere umano "in quanto innanzitutto uomo e non il profitto, l´efficienza, il potere". Cassina concluse difendendo la bontà della scelta poiché difficilmente si sarebbe potuto ottenere nelle sedi giudiziarie un riconoscimento di danni maggiore della cifra concordata nella transazione. Tre giorni dopo, il 13 settembre, il sindaco di Seveso e il presidente del Consiglio d´amministrazione della Givaudan Jean Jacques de Pury firmarono a Losanna la transazione. Nel giro di tre anni dunque la Roche, attraverso la Givaudan, chiuse i contenziosi aperti con tutte le autorità italiane interessate dalla fuoriuscita della nube tossica e, nel contempo, tramite il proprio ufficio insediato a Milano, liquidò oltre 7000 pratiche con i pagamenti effettuati direttamente ai privati, con un onere complessivo a carico della multinazionale di Basilea di oltre 200 miliardi di lire.