Dopo le prime verifiche effettuate il 12 luglio, nel corso delle quali l´ufficiale sanitario supplente non aveva rilevato alcun danno alle persone ma solo la bruciatura delle piante investite dalla nube, il 15 luglio Uberti accertò i numerosi casi di intossicazione e raccomandò alle autorità di prendere urgentemente "immediati provvedimenti per tutelare la salute della popolazione". I sindaci dei due comuni dovevano:
Delimitare la zona con paletti recanti come testo la seguente dicitura: "Comuni di Seveso e Meda. Attenzione. Zona infestata da sostanze tossiche. Divieto toccare o ingerire prodotti ortofrutticoli, evitando contatti con vegetazione, terra ed erbe in genere".
Avvisare, mediante manifesto la popolazione di non toccare assolutamente né ortaggi, né terra, né erba, né animali della zona delimitata e di mantenere la più scrupolosa igiene delle mani e dei vestiti, usando l´acqua come migliore detergente.
In attesa di ulteriori comunicazioni "da parte dei laboratori della ditta ICMESA", su come agire e sulle eventuali norme di profilassi da prescrivere, l´ufficiale sanitario supplente si riservava di ordinare l´evacuazione della zona interessata. Lo stesso giorno della comunicazione di Uberti, i sindaci di Seveso e Meda dichiararono la zona del quartiere di San Pietro limitrofa all´ICMESA infestata da sostanze tossiche e, recependo quanto prescritto dall´ufficiale sanitario, vietarono alla popolazione di toccare ortaggi, terra, erba e animali della zona delimitata e prescrissero di mantenere la più scrupolosa igiene delle mani e dei vestiti.