Il 23 luglio infine, dopo una riunione a Lugano, sulla base degli ultimi risultati delle analisi sulla contaminazione della zona e visti anche i rapporti relativi ad altri incidenti accaduti in precedenza in Inghilterra e in Germania, i responsabili dell´ICMESA, d´accordo con il dottor Vaterlaus, capo dei Laboratori di ricerca Givaudan, presentarono all´ufficiale sanitario le loro conclusioni e raccomandazioni, dove evidenziarono quanto segue:
La quantità a cui le popolazioni di Meda e Seveso hanno potuto essere esposte appaiono inferiori rispetto ai casi d´intossicazione conosciuti negli altri incidenti sopravvenuti in altri casi.
I sintomi clinici di cui abbiamo conoscenza delle persone ricoverate in ospedale a Niguarda e Mariano Comense corrispondono esattamente piuttosto a degli effetti moderati, paragonati ai sintomi clinici osservati negli altri casi d´incidente citati. […]
Ricordiamo che il programma delle analisi è stato avviato subito dopo l´incidente ed ha indicato, nell´immediata prossimità del luogo ove l´incidente si è verificato, una certa contaminazione. Vista la complessità della procedura di analisi, un discreto lasso di tempo è tuttavia intercorso tra il prelevamento dei campioni e l´ottenimento dei risultati.
L´informazione che abbiamo potuto ottenere sullo sviluppo e il seguito degli incidenti precedenti del genere, indica inoltre che i contatti diretti della sostanza tossica sulla pelle possono comportare pericoli.
Dopo aver esposto le proprie conclusioni, "nell´intenzione di evitare tutte le possibilità di contatto" che potevano ancora esistere nella zona e al fine di "consentire l´esecuzione dei programmi di decontaminazione", l´ICMESA propose di adottare misure precauzionali che prevedevano "l´evacuazione temporanea della zona interessata e delimitata sulla planimetria allegata (punti di misura rossi e blu)" finché ulteriori studi non permettessero "senza alcun ragionevole dubbio la reintegrazione delle abitazioni". I residenti della zona da evacuare dovevano inoltre evitare "di portare con sé tutti gli oggetti personali, specialmente i vestiti", di cui si presumeva "la possibilità di contaminazione". Sempre secondo l´ICMESA, le autorità avrebbero dovuto, da una parte assicurare un rigoroso controllo affinché nessun prodotto vegetale venisse consumato "sia dagli uomini che dagli animali domestici", dall´altra "mantenere un programma di sorveglianza medica sulle persone ricoverate nel corso di molti mesi" e "adottare un programma di controllo medico della popolazione" che avrebbe potuto entrare in contatto con la zona di contaminazione, anche se non si era manifestato alcun sintomo visibile.